A piedi lungo la via delle Dolomiti

Category : Alto Adige, Italy, Veneto

Da Bressanone a Feltre a piedi. Attraversando alcuni tra i gruppi montuosi più suggestivi delle Dolomiti, dal massiccio Puez-Odle al Sella, dalla Marmolada alle Pale di San Martino, e concludendo il viaggio tra le affascinanti Vette Feltrine. Con zaino in spalla e scarponi ai piedi. Il cammino è quello dell’Alta Via delle Dolomiti n.2 (in tutto sono sette, forse anche di più), un itinerario per sentieri che collega tra loro, in dodici tappe circa, alcuni tra i principali rifugi incastonati all’interno di queste montagne meravigliose.

Un cammino che ho scelto di percorrere lo scorso agosto, ben decisa a godermi le sospirate vacanze lontana da ufficio, tastiere e parole. Ma anche dalla città, dalla folla per le strade, dal rumore.  Cambiando aria senza spendere troppo. Compagno di viaggio e di avventura mio fratello ventitreenne, uno che ‘sportivo’ lo è per davvero, uno che le cose non le dice ma le fa eccome. Di pochissime parole e abituato ai ritmi forsennati delle corse in montagna, ha accettato di sopportare pazientemente la mia andatura diversamente veloce e qualche (sporadica) sosta per “fotografare i sassi”.

mulaz

Il risultato? Il viaggio più bello che abbia mai fatto. Uno di quelli con la V maiuscola.

Parliamoci chiaro però.

Di fatica se ne fa tanta. A meno che non si sia davvero super allenati come la persona che è venuta con me. Si cammina in media sei-sette ore al giorno (dipende poi dal ritmo che si sceglie di tenere), su percorsi spesso molto ripidi, tanto in salita quanto in discesa, su sentieri stretti e accidentati, portando costantemente sulla schiena uno zaino contenente indumenti pesanti e anti pioggia, asciugamano e sacco per dormire, borracce piene d’acqua (che sulle Dolomiti è davvero difficile trovare). L’indispensabile per tentare di sopravvivere in caso di tempeste improvvise, quelle tanto paventate da una madre terrorizzata all’idea di ritrovarsi orfana di entrambi i pargoli (un po’ cresciuti in verità) in un colpo solo. Ironia a parte, non stiamo parlando di un’allegra scampagnata col cestino da picnic. Dolore ai muscoli e soprattutto alle articolazioni (‘occhio al ginocchio’ è stato uno dei leit motif dell’impresa), vesciche ai piedi, spalle indolenzite per il peso dello zaino-valigia sono stati i nostri più fedeli compagni di viaggio.

cartelli alta via

Non è un viaggio per schizzinosi o maniaci dell’igiene. Si dorme in cameroni da 10 letti insieme ad estranei (in gran parte germanici), su giacigli privi di lenzuola e materassi ‘ecumenici’ abituati ad accogliere persone di qualsiasi razza, sesso, religione e livello di pulizia. L’acqua calda nei rifugi di montagna si paga profumatamente, la doccia è un lusso, le magliette sudate si lavano con acqua fredda e tanto sapone, sperando che asciughino durante la notte e siano pronte per il giorno dopo. Il cibo offerto da molti rifugi non è esattamente da chef stellati e le porzioni sono decisamente misere, almeno in proporzione alla fame che viene camminando e faticando sui sentieri.

Non basta essere avventurosi, bisogna avere la testa sulle spalle. I sentieri sono molto esposti, spesso si cammina in equilibrio su precipizi spettacolari e i tratti attrezzati con corde metalliche non mancano. Chi ama l’avventura e l’arrampicata ‘soft’ si diverte molto, chi soffre di vertigini un po’ meno. La cosa più importante però è non farsi prendere dallo spirito dell’alpinista infervorato e valutare bene i rischi. Se piove, le rocce si bagnano (non ci crederete ma è così!) e le ferrate non si possono più iniziare ‘alla garibaldina’, ma caschetti e cordini diventano indispensabili. Se ci si è slogati una caviglia il giorno prima, forse è meglio non affrontare otto ore di cammino l’indomani.

Questo è il prezzo da pagare. I motivi per cui farlo? Difficile spiegarli a parole, ogni appassionato di montagna li capisce subito. È qualcosa di indefinibile, di impossibile da descrivere bene, qualcosa che ha a che fare con l’emozione di misurarsi, e non solo ‘fisicamente’, con un paesaggio naturale plasmato da ere geologiche millennarie, con silenzi densi e misteriosi, con rocce dalle forme fantastiche e surreali.

rifugio pradidali 11

Alta via delle leggende”: così è soprannominato il percorso che abbiamo compiuto. E non occorre troppa fantasia per immaginare streghe, gnomi e le creature di cui parlano le fiabe della cultura ladina aggirarsi nei paesaggi che attraversiamo mentre marmotte, camosci e serpenti fuggono a nascondersi sentendo risuonare i nostri passi. Insomma, quasi ci stupiamo di non veder gli elfi spuntare dietro qualche spaccatura nella roccia.

Noi, complice il meteo favorevole, ce l’abbiamo fatta in undici tappe. Per chi fosse interessato a seguire le nostre tracce, ecco il percorso che abbiamo compiuto:

Tappa 1: da Bressanone al rifugio Genova- Schlüterhütte (Odle-Puez)

Tappa 2: dal rifugio Genova al rifugio Puez-Puezhhütte (Odle-Puez)

Tappa 3: dal rifugio Puez al rifugio Cavazza al Pisciadù (Odle-Puez e Sella)

Tappa 4: dal rifugio Pisciadù al rifugio Castiglioni alla Marmolada (Sella)

Tappa 5: dal rifugio Castiglioni al passo san Pellegrino (Marmolada)

Tappa 7: dal passo San Pellegrino al rifugio Volpi al Mulaz (Pale di San Martino)

Tappa 8: dal rifugio Mulaz al rifugio Pradidali (Pale di San Martino)

Tappa 9: dal rifugio Pradidali al rifugio Bruno Boz (Pale di San Martino – Vette Feltrine)

Tappa 10: dal rifugio Bruno Boz al rifugio Dal Piaz (Vette Feltrine)

Tappa 11: dal rifugio Dal Piaz a Feltre (Vette Feltrine)

Qui si può scaricare (gratis) la guida che abbiamo seguito, davvero utile a livello pratico e consigliatissima in fase di preparazione dell’itinerario.

Nelle prossime puntate, l’appuntamento sarà con i grandi protagonisti del viaggio: i massicci montuosi dolomitici e le loro leggende.

pisciadu tramonto

  • Che viaggio fantastico. Ti invidio perchè hai avuto il coraggio di affrontare una cosa simile, io mi gaserei un sacco solo all’idea ma oggettivamente non so se potrei farlo. Il letto condiviso e l’acqua calda sarebbero le cose meno problematiche. Mi spaventa più che altro la camminata, il rischio di fare cose che non vanno fatte, il rischio di perdersi o finire male per una distrazione. Mi è piaciuto il fatto che tu abbia sottolineato i rischi e i punti positivi. Certo, riuscire a farlo immagino sia una grossissima soddisfazione. Comunque grandissimi tutti e due! Aspetto gli altri post per saperne di più!

    • Guarda per me è stata davvero un’esperienza meravigliosa. Quando sono partita ero piuttosto gasata, in effetti: era da tanto tempo che volevo fare un cammino a piedi ‘itinerante’. E ora ho scoperto che forse questo è il modo di viaggiare che preferisco! Certo la montagna può essere un ambiente un po’ ‘difficile’, però regala delle emozioni davvero uniche!

  • Riconosco un mio limite: io son molto elastica su tempi, orari, livelli di igiene… ma non toglietemi mai l’acqua calda!!! 🙂

    • sì in effetti è stata dura.. per fortuna non faceva troppo freddo e si cercava di fare le docce prima che il sole tramontasse. E in qualche caso (ebbene sì) abbiamo versato la ‘tassa sulla pulizia’… ma bisogna dire che alla mattina l’acqua gelata sulla faccia è meglio della caffeina, se ci si vuole svegliare in fretta!

  • Che itinerario meraviglioso! Ho letto i tuoi post tutti d’un fiato e anche se molti dei luoghi di cui hai parlato li conoscevo (soprattutto la Val di Funes, magnifica, e le Pale di San Martino, dove sono stata la scorsa estate) mi hai dato l’ispirazione per la mia prossima vacanza… Ora bisogna vedere se mia sorella è d’accordo 😉

    • Sono contenta d’esserti stata in qualche modo d’aiuto! Del resto con questi luoghi è difficile non farsi ispirare! Speriamo che la sorella dica di sì 😉