Budapest: una gran dama Mitteleuropea (pt.2)

Category : Europe, Hungary

Come Mahler nel tempio della musica

Scendiamo dalle altezze della Basilica di Santo Stefano e, una volta ritornati a livello terra, ci incamminiamo verso la tappa successiva. Procediamo a passo spedito perché questa volta l’orologio va tenuto d’occhio onde evitare di arrivare troppo tardi. Le lancette corrono senza fermarsi ma, per un soffio, riusciamo a fare i biglietti in tempo (2900 Ft o 2300 Ft se si ha la Budapest card) e un po’ trafelati ci aggreghiamo al tour guidato delle 15.00. Così, un po’ di corsa, inizia la nostra esplorazione dell’Magyar Allami Operahaz. L’Opera di Budapest ci accoglie al suo interno, grande e maestosa, ricca e opulenta. Costruita tra il 1875 e il 1884, sul modello di quella di Vienna, dal famoso architetto Miklós Ybl è uno splendido esempio di architettura neorinascimentale che ha visto aggirarsi al suo interno anche musicisti e compositori del calibro di Gustav Mahler.

Opera – esterni

Magyar Allami Operahaz

Opera

Magyar Allami Operahaz

Opera

La prima vista dell’auditorium non può non far restare a bocca aperta: tre ordini di palchi, il predominio dell’oro e del rosso, l’affresco monumentale della cupola di Károly Lotz e il grande e sontuoso lampadario in bronzo riempiono gli occhi e rendono questa sala indimenticabile. Il lampadario, grazie ad un argano, lampadario è abbassato al livello del piano terra due volte all’anno per sostituire le lampadine che hanno ormai sostituito le vecchie candele.

Magyar Allami Operahaz

Opera

Opera

Opera

Accompagnati da un’eccentrica guida (battutine incomprensibili e risate scaturite non si sa perchè) percorriamo il foyer, corridoi e la scala reale. Dopo circa 45 minuti ci ritroviamo in strada, gli ori e i velluti sono alle spalle, sotto i piedi il legno scricchiolante è stato sostituito da asfalto e sampietrini.

Cosa sarà mai il Vasarcsarnok?

Dopo una breve sosta ci dirigiamo verso un posto dal nome impronunciabile: Vasarcsarnok. Dalla prima volta che l’ho letto sulla guida mi ha fatto venire in mente il nome di un reame nanico; starebbe benissimo in mezzo a qualche pagina di un vecchio libro fantasy. Amenità naniche a parte Vasarcsarnok altro non è che il Grande Mercato Centrale coperto. La sua struttura in metallo e mattoni, tipicamente novecentesca viene attribuita o Gustave Eiffel o all’architetto ungherese Samu Pecz che si sarebbe ispirato ad un progetto di Eiffel per una stazione ferroviaria.

Mercato – esterno

Mercato

Mercato

Salendo al piano superiore si cammina, o si prova a farlo visto la folla, tra bancarelle di ninnoli vari, souvenir di dubbio gusto, alcuni ricami e stoffe tipiche (la maggior parte di produzione palesemente industriale) e un vero intrico di baracchini intenti a propinare ogni tipo di panini imbottiti con wurstel, quintali di salse e non meglio identificate cose unticce.
La vera meraviglia è il pano terra, interamente dedicato ai generi alimentari. Le avveniristiche strutture in metallo si mescolano e si fondono con bancarelle cariche di verdure e di coloratissimi frutti che promettono al palato sapori rotondi e morsi succosi. E poi, cosa incredibile ai nostri occhi di brianzoli doc, interi banchi ricoperti di paprica e teste d’aglio: cascate di un rosso intenso che mi mescolano a grappoli bianchi: un vero spettacolo per gli occhi.

Mercato

Mercato – cascate di paprica!

Insaccati e salami locali si alternano a barattoli di conserve e alle panciute bottiglie di Unicum.
Non sono una grande bevitrice di alcolici anzi, son praticamente astemia, ma ogni tanto (ogni vuol dire circa 5 volte all’anno, nelle grandi festività) mi diletto a bere un microscopico bicchierino di amaro. Mio padre decanta da una vita la bontà e la “forza” di questo leggendario amaro ungherese che beveva da giovane e che, ora, si fatica a trovare. Non potevo non portarmene a casa una bottiglietta (cosa che infatti è puntualmente successa).

Unicum - foto di Sophie

Unicum – foto di Sophie

In una bottiglia panciuta

Si racconta che il dottor Zwack, medico della corte imperiale, nel 1790 offrì un sorso del digestivo a base d’erbe a Giuseppe II, imperatore dell’Impero Austro-Ungarico e re d’Ungheria. La leggenda vuole che il commento del re fu: “Dr. Zwack, das ist ein Unikum”, che vorrebbe dire “Dr. Zwack, che è unico”, battezzando così questo liquore unico.

Successivamente József Zwack fondò l’azienda Zwack e il 22 maggio 1840 il liquore d’erbe con il venne ufficialmente registrato col numero 805-071 nell’originale bottiglia rotonda con una croce rossa sul lato anteriore.

La seconda guerra mondiale ebbe conseguenze devastanti per l’Ungheria e la distilleria Zwack. Budapest fu una delle città europee più bombardate, lo stabilimento venne completamente distrutto.

Nel 1945 la famiglia riprese a lavorare in due locali e piano piano lo stabilimento venne ricostruito ma nel 1948 la distilleria fu confiscata dal governo comunista ungherese. Nonostante tutto il marchio Unicum ritornò nelle mani della famiglia Zwack e riprese lentamente a risalire la china del successo.

Dopo 200 anni Unicum, questo grande ed antico marchio, ha preso un nuovo slancio: nel 2009 sia Unicum che Unicum Next hanno acquisito un nuovo splendido look pur rimanendo radicati nella tradizione come sempre. Nel 2009 la Compagnia Zwack ha lanciato un nuovo liquore, Unicum Barricato alla Prugna.

Fatto esattamente come Unicum originale, è il primo liquore d’erbe al mondo ad essere invecchiato in botti di rovere insieme a prugne essiccate. Distillato con oltre quaranta erbe e spezie, l’Unicum è uno dei più antichi liquori alle erbe in Europa. La ricetta segreta è rimasta la stessa da quando nel 1790 è stato inventato Unicum e dopo sei generazioni è ancora della famiglia Zwack.

LE ERBE

Le erbe e le spezie usate nell’Unicum provengono dai tutti i cinque continenti, la maggior parte dal bacino dei Carpazi, tuttavia molti preziosi ingredienti sono importati da Marocco, Cina, India, Sri Lanka, Indonesia, Nigeria, Malawi, America Latina e Australia.

MACERAZIONE E DISTILLAZIONE

Due sono i modi per estrarre il sapore e la fragranza dalle erbe: macerazione e distillazione. Gli ingredienti della maggior parte dei liquori alle erbe sono solo macerati nell’alcool, ma nel caso di Unicum circa la metà delle erbe viene macerata, l’altra metà distillata. Le attrezzature utilizzate in questo processo sono rimaste sostanzialmente le stesse da quando è stato inventato Unicum. È il processo di distillazione che dà a Unicum il suo bouquet inimitabile.

IN UN BARILE DI LEGNO

I liquidi ottenuti dalla macerazione e dalla distillazione vengono poi mescolati in un barile di legno.

INVECCHIAMENTO IN BOTTI DI ROVERE

L’invecchiamento in botti di rovere conferisce a Unicum gli elementi finali di gusto. Unicum viene invecchiato in botti di rovere sin da quando è stato inventato nel 1790.

Szabadsag hid

Dopo questo vortice di colori, odori, sapori e suoni non ci resta che uscire nuovamente all’aperto, sederci su una panchina sulle rive del Danubio e osservare Szabadsag Hid (Ponte della Libertà) e le tranquille acque del fiume che scorrono sotto di esso.
La nostra giornata si conclude con una passeggiata lungo Vaci Utca (lo sapete che Utca si legge “uzza”? Noi l’abbiamo capito dopo circa 4 giorni…l’ungherese è una lingua decisamente ostica). Questa famosa via altro non è che un’importante arteria commerciale, il centro dello shopping gremito di turisti. Niente di particolare, ideale se si vogliono fare due passi guardando le vetrine in una cornice arricchita da bei palazzi storici.

Szabadsag hid

È ormai sera quando rientriamo in albergo (il K+K Hotel Opera Budapest). Stanche morte, dopo un breve meeting famigliare per pianificare l’itinerario della giornata seguente, io e mia sorella ci ritiriamo in camera, ci ristoriamo con una bella e lunghissima doccia e ci lasciamo cadere sui soffici letti…non prima di esserci bevute una bella tisana rilassante.

Cose da fare/non fare
  • Decidete si spendere qualche euro in più per fotografare gli interni dell’Opera. Qui, come in altri edifici non è possibile fare foto agli interni a meno di pagare un piccolo supplemento. So che la cosa può irritare un poco ma vi garantisco che ne vale la pena
  • Non arrivate troppo tardi al Vasarcsarnok. Il mercato centrale è aperto lunedì dalle 6.00 alle 17.00, da martedì a venerdì dalle 6.00 alle 18.00 e il sabato dalle 6.00 alle 15.00 quindi se vi organizzate a dovere sarà possibile visitarlo nel bel mezzo della sua attività, quando ancora tutte le bancarelle son cariche di prodotti. Uno spettacolo da non perdere.
  • Dalla mia città c’è il volo solo dalla primavera alla fine dell’estate, quando giustamente io lavoro -.- quando si decideranno a lasciarlo anche in autunno, potrò visitare questa meravigliosa città ^-^

  • che bello!!

    ps. se sei un’appassionata di mercati ti aspetto a torino per fare un bel giro a Porta Palazzo 🙂

  • Io invece leggendo Vasarcsarnok (ho dovuto fare copia e incolla!) ho pensato subito a uno di quei posti islandesi dal nome impronunciabile! XD E poi giustamente ho letto per ben tre volte, dico TRE volte e senza riuscire a capire il senso della frase, amenità NATICHE. Un applauso, grazie.

    • ahahahah! Giustamente le amenità natiche ungheresi non possono mancare in una visita degna di rispetto a Budapest! X°D Ah, il potere della lingua magiara!

  • Che bello il restyle del blog 🙂 a me Budapest non ha fatto impazzire…

    • 🙂
      Non ti è piaciuto qualcosa in particolare, per qualche motivo preciso o in generale a livello di “sensazione”? 🙂

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