Il Balaton: il mare magiaro

Category : Europe, Hungary
Tihany e il Balaton

Dopo qualche giorno passato alla scoperta di Budapest decidiamo di dedicarci al circondario. La prima scelta cade, abbastanza pilotata dalla sottoscritta, sul lago Balaton.
Perché? Perché dal famoso esame di quinta elementare le onde tranquille di questo lago sciabordano nella mia testa. Andando in Ungheria era assolutamente impossibile non transitare accanto alle sue sponde.

Due rive, due volti

Con la nostra simpatica Opel Corsa rossa presa a noleggio ci lanciamo nel traffico di Budapest. Dopo un iniziale smarrimento dovuto al fatto che il navigatore non sembrava voler collaborare (nell’attesa abbiamo risolto il problema tornando alla cara e tradizionale cartina stradale) ci troviamo fuori da Budapest. Rotta verso est.
Dopo un’oretta di autostrada (senza caselli, come in Austria tanto per intenderci) si profila davanti a noi l’estremità orientale del famoso specchio d’acqua.

Balaton

Le rive del lago Balaton

Il lago Balaton è il più grande lago d’Europa (se si esclude la Russia) ed ha la particolarità di avere una profondità massima che si aggira attorno ai 3.25 m. L’Ungheria non ha sbocchi sul mare ed è così che durante l’estate si trasforma nel “mare d’Ungheria”, accogliendo sulle sue rive turisti sia ungheresi che provenienti da tutto il nord Europa. La riva meridionale, più pianeggiante, è parecchio turistica e viene invasa dai bagnanti che si sdraiano al sole, pescano, fanno vela e windsurf, vanno in bicicletta o in pedalò. La riva nord, più profonda, ondulata e selvaggia, è quella meno presa d’assalto e quella di gran lunga più attraente. Circondata dalle colline Bakony e dai resti di antichi vulcani sulle cui pendici si estendono vigneti e frutteti. Siamo sulla riva sud e, appunto per questo, decidiamo di non fermarci e di tirare dritto per un altro centinaio di chilometri, esattamente fino alla punta occidentale del lago.

Biblioteche di legno e carrozze pacchiane

Qui, a Keszthely, sorge infatti il Festetics Kastely – Castello dei Festetics. Si tratta di un colossale castello, con ben 101 stanze, la cui costruzione, iniziata nel 1745, è durata quasi mezzo secolo. La famiglia Festetics vi ha vissuto fino al 1944 e, ad oggi, conserva ancora i bellissimi interni originali. Passiamo da una sala all’altra, tra caminetti di marmo o di legno, scalinate, soffitti a cassettoni, lampadari sontuosi. Il pezzo forte è indubbiamente la biblioteca Helikon, con i suoi 100000 libri (tra cui la prima copia dell’Antico testamento in ungherese). Non mancano, come in ogni castello che si rispetti, la cappella e la sala da ballo, con un vero trionfo di specchi e stucchi dorati.

Keszthely

Interni del castello

Keszthely

Interni del castello

Helikon biblioteca

La biblioteca Helikon

Helikon biblioteca

La biblioteca Helikon

Helikon biblioteca

Biblioteca Helikon

Purtroppo, durante la nostra visita, il bel parco che circonda questo castello barocco è decisamente sotto sopra a causa di alcuni lavori di manutenzione. In fondo a quello che dovrebbe essere un giardino all’inglese entriamo nell’Hintomuzeum – Museo delle Carrozze, dove slitte e carrozze letteralmente mastodontiche ci fanno rimanere a bocca aperta. Ce ne sono per tutti i gusti: da quelle lussuose a quelle più rustiche, quelle ornate da teste di dragone e quelle decappottabili, un furgone postale e la pacchianissima carrozza da cerimonia del conte Torok.

Keszthely

Gli esterni del castello (Keszthely)

Hintomuzeum

Carrozze per tutti i gusti…

…anche per pacchiani desideri funebri.

La strada dei Vini

Impostiamo il navigatore su Kekkut e riprendiamo il viaggio.
Dopo una quarantina di minuti fermiamo la macchina giusto all’ingresso di questo minuscolo centro abitato, scendiamo e facciamo due passi. Proprio due passi perché questo villaggetto dalle case dai muri bianchi e dai tetti di paglia ha sì e no 180 abitanti, 2 strade e poco più.

Verso Kekkut

Verso Kekkut

Da più di duemila anni, in questa zona dolcemente collinare, viene prodotto dell’ottimo vino. Già sotto la dominazione romana i migliori vini del Balaton arrivavano fino nelle cantine di Roma. Kekkut fa parte, assieme ad altri piccoli villaggi, della valle Kalimedence: piccoli paesini raggomitolati negli avvallamenti dei monti vulcanici, ricoperti da boschi, vigneti e frutteti. Un’atmosfera dai sapore bucolici, lontana mille miglia dall’affollata riva sud del Balaton.

Case con i tetti di paglia a Kekkut

Case con i tetti di paglia a Kekkut

Kekkut

Tetti di paglia a Kekkut

Le rive di cobalto

Mezz’oretta di strada tra prati, campi, boschetti, piccole colline e cieli cobalto arriviamo alla penisola di Tihany. Una collina che si slancia verso le acque turchesi del Balaton, staccata dalla riva meridionale da poco più di un chilometro di lapislazzuli eppure così profondamente diversa dalle spiagge affollate che le stanno davanti.
Parcheggiamo la macchina e passeggiamo un po’ lungo la riva dello specchio d’acqua: blu nel blu.
Il sole si sta abbassando sempre di più e decidiamo di salire verso la cittadina per raggiungere l’abbazia benedettina risalente al 1055 e trasformata in roccaforte durante le guerre ottomane. Il giro attorno all’abbazia svela un panorama mozzafiato: uno sguardo che dal cielo vola verso il basso. Una tela azzurra con piccole pennellate bianche qua e la, gabbiani e vele triangolari che scivolano tra i riflessi del sole che cala.

abbazia Tihany

L’abbazia benedettina

abbazia Tihany

Il panorama dall’abbazia

abbazia Tihany

Il panorama dall’abbazia

Passeggiamo pigramente per le pittoresche vie del villaggio, tra un profumatissimo banchetto di lavanda, mazzetti di paprika e deliziose e coloratissime creazioni in ceramica.

lavanda tihany

Negozi di lavanda

creazioni in ceramica

Alcune delle creazioni in ceramica esposte lungo la strada

creazioni in ceramica

Alcune delle creazioni in ceramica esposte lungo la strada

creazioni in ceramica

Alcune delle creazioni in ceramica esposte lungo la strada

Ormai è ora di cena e decidiamo di non perdere l’occasione per gustare il gulasch. Il più celebre piatto ungherese è una zuppa con carne, peperoni, cipolle, patate e paprika. Ci sono 40°C buoni, il gulasch ne ha più o meno altrettanti “machisenefrega”: quando una cosa è buona è buona.
Decisamente sazi e soddisfatti risaliamo in macchina e sotto un cielo ormai scuro, ci apprestiamo a ritornare a Budapest.

Regi Idok Udvara Skanzen Es Etterem

L’ingresso al locale (Regi Idok Udvara Skanzen Es Etterem)

Regi Idok Udvara Skanzen Es Etterem

L’interno del locale (Regi Idok Udvara Skanzen Es Etterem)

Gulash

La nostra cena magiara, in alto il Gulash

Consigli
  • Per il noleggio dell’auto noi ci siam trovati benissimo con Avalon Rent a Car. Gentilissimi, molto disponibili, efficienti, chiari nelle spiegazioni ci hanno dato una macchina in perfette condizioni e pulitissima (cosa che non sempre accade). Dovessimo tornare ci appoggeremmo nuovamente a loro.
  • Evitate la costa meridionale del lago Balaton, a meno che non siate amanti della folla.
  • Fatevi un giro lungo la parte settentrionale del lago. Non seguite un percorso iper preciso, lasciatevi portare dalla strada e godetevi un paesaggio il più delle volte incontaminato.
  • Se venite a Tihany fermatevi da Regi Idok Udvara Skanzen Es Etterem (Tihany, Batthyany ut 3) e fatevi portare un bel piatto di gulasch. Non ve ne pentirete: è una delle cose più buone che abbia mai mangiato in vita mia.