Napul’è mille colori (e anche di più)

Category : Campania, Italy
Un alloggio che non si dimentica

Atterriamo a Napoli di buon mattino, ancora un po’ intontiti dall’alzataccia in piena notte per prendere il volo delle 6.40, nonché dal pranzo di Natale ingurgitato il giorno prima. Il taxi ci scarrozza per le strade semideserte di una città ancora addormentata, guardiamo curiosi fuori dal finestrino: il Vesuvio si staglia placidamente al di là del Golfo. Non c’è dubbio: siamo proprio a Napoli. L’appartamento che abbiamo prenotato si trova nel quartiere Vomero Arenella, la padrona di casa è decisamente accogliente, gentile e disponibile. Quando però si apre la porta di quella che diventerà la nostra casa per i successivi cinque giorni, rimaniamo a bocca aperta. Ci sembra di entrare un museo. O in una soffitta piena di tesori nascosti, tutta da esplorare. Le pareti sono letteralmente tappezzate di quadri, nelle stanze sono disseminati vecchi telefoni, alabarde, grammofoni, sigari cubani, antichi orologi non funzionanti, soprammobili un po’ improbabili, marionette, cannocchiali, libri dall’aspetto molto antico, numeri de La Domenica del Corriere che annunciano l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale. E poi una macchina da scrivere, un violino, trombe e tromboni, spadini e rivoltelle si spera scariche.

Inizialmente perplessi, poi affascinati, infine conquistati da tanta abbondanza, ci perdiamo nei meandri di armadi e cassetti, restiamo incantati di fronte al muso di tigre stampato sul coperchio del water in bagno, così come dalle calamite di cui è ricoperta la porta d’ingresso. ‘Horror vacui’, dicono le persone colte. Il paradiso del kitsch, diciamo noi comuni mortali. La sostanza non cambia. E scopriamo che il concetto è molto apprezzato dagli stranieri. Almeno a giudicare dai commenti entusiastici che si leggono sul libro degli ospiti: i ‘wonderful’ si sprecano, anche se leggendo cose del tipo ‘a fascinating typical Italian house’ qualche perplessità sorge …

Immersi nell’esplorazione della casa, rischiamo di perdere di vista la tabella di marcia (ovvero il motivo per cui ci siamo catapultati giù dal letto prima dell’alba). Finché non veniamo richiamati all’ordine dal capo spedizione, ci armiamo di macchina fotografica e diamo il via alla nostre avventura per le strade assolate, e ancora addormentate, di Napoli.

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Un tuffo nel passato

Proprio così. C’è il sole, a Napoli, il clima è piacevole e tutti sembrano ancora dormire. Sicuramente dorme ancora la nettezza urbana, a giudicare di sacchi di ’munnezza’ ai bordi delle strade. Ogni tanto passa un motorino, una signora vedendoci un po’ spaesati e con macchina fotografica al collo si sente in dovere di avvertirci: dobbiamo fare attenzione, perché non è un bel quartiere, la borsa va tenuta stretta e la Canon è meglio nasconderla, non si sa mai. Un po’ inquietati, proseguiamo la passeggiata guardandoci intorno circospetti, finché non giungiamo alla prima tappa della giornata: il Museo archeologico nazionale. Vero e proprio paradiso per gli appassionati di arte antica, il museo ospita importanti reperti archeologici e artistici provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano, tra cui spiccano i bellissimi mosaici, come quello, famosissimo, della Battaglia di Alessandro, ritrovato nella pompeiana Casa del Fauno, che riproduce un dipinto perduto del pittore ellenistico Filosseno: Alessandro Magno, alla testa dell’esercito macedone, irrompe da sinistra scagliandosi contro i persiani di re Dario, che lo guarda col terrore negli occhi, mentre accanto a lui cadono a terra gli uomini della guardia del corpo. Bellissimi e coloratissimi anche i mosaici ‘nilotici’, veri e propri ‘cataloghi’ di animali più o meno esotici che ornavano i pavimenti delle case delle città vesuviane: pesci e uccelli tutti diversi tra loro si affollano nella rappresentazione, in un accumulo che ricorda un po’… quello di cianfrusaglie nel nostro appartamento!

Napoli - Museo Archeologico La battaglia di Alessandro

Napoli - Museo Archeologico Pesci

Ma il museo ospita anche sculture antiche davvero celebri, provenienti dalla ricca collezione della famiglia Farnese, come il possente Ercole in riposo, una copia romana in marmo, proveniente dalle terme di Caracalla, di un’opera di Lisippo che rappresenta l’eroe in un momento di pausa, ‘un po’ stanchino’ dopo l’ennesima fatica, il furto dei pomi delle Esperidi, che tiene nella mano dietro la schiena. E poi il gruppo del Toro Farnese, raffigurante la punizione di Dirce, che viene legata alle corna di un toro, le statue dei Galati morenti provenienti dal Piccolo Donario di Pergamo, le morbide nudità di Afrodite accovacciata o nell’atto di specchiarsi (all’epoca era ‘miss Olimpo’, oggi si farebbe un’infinità di paranoie per quei rotolini di ciccia)… insomma un vero e proprio viaggio nell’immaginario mitologico del mondo antico. Un viaggio che, personalmente, sognavo di fare da tantissimo tempo.

Napoli - Museo Archeologico Piccolo donario pergameno 1

Da segnalare, nel museo, anche il Gabinetto segreto, vietato ai minori di 14 anni, in cui sono raccolti i reperti (dipinti, sculture) a sfondo erotico rinvenuti negli scavi di Ercolano e Pompei: i Borboni, originari proprietari delle collezioni, vi avevano relegato anche le varie statue di Venere, giudicate indecenti in quanto completamente nude, e tenevano queste stanze rigorosamente chiuse a chiave. I reperti, a un certo punto, hanno rischiato di essere addirittura distrutti dai cattolicissimi sovrani di Napoli e se si sono conservati è merito anche del buon Garibaldi: entrato trionfalmente a Napoli nel 1860, l’eroe dei due mondi prima fece scassinare la porta del gabinetto segreto, poi diede ordine che questo fosse aperto giornalmente al pubblico. E, grazie a lui, i visitatori del museo possono godersi anche oggi un divertente viaggio nel kamasutra del mondo greco- romano.

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Camminando circospetti tra motorini e panni stesi

Usciti dal museo, ci accorgiamo che, nel frattempo, la città si è svegliata. Nelle strade sfrecciano spericolate vespe e motorini, i clacson suonano ininterrottamente, le persone parlano ad alta voce, articolando parole incomprensibili alle orecchie di noi gente del nord. L’itinerario prevede una camminata nelle stradine del rione Sanità, uno dei più popolari della città, reso celebre dai film del grande Vittorio De Sica. Tra panni stesi e macchine ammaccate (tra quelle parcheggiate, non riusciamo a individuare un’automobile che non abbia qualcosa di rotto), odori di cucina e conversazioni in dialetto tra dirimpettai ai due lati della strada, proseguiamo un po’ storditi e intimoriti, sentendoci decisamente fuori luogo e molto vulnerabili nella nostra condizione di turisti sprovveduti. Mi viene in mente la novella di Andreuccio da Perugia (l’avrete sicuramente studiata a scuola anche voi): possibile che dall’epoca di Boccaccio l’atmosfera a Napoli sia rimasta la stessa? Comunque, proprio in questi quartieri si trovano alcune delle chiese più ricche di storia della città, dalla scenografica e un po’ enigmatica San Giovanni a Carbonara a Santa Maria della Sanità, con le catacombe di San Gaudioso. Ma soprattutto qui beviamo il caffè più buono di tutta la vacanza, preparato da due baristi chiacchieroni che ci raccontano di averci provato, a trasferirsi in Brianza, dalle nostre parti, ma di essere scappati a gambe levate, tornandosene nella Napoli casinara e confusionaria, incapaci di resistere più di sei mesi in esilio nel freddo nord.

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Napoli - San Giovanni a Carbonara

Vagando per una reggia silenziosa

È giunto il momento di fare rotta su Capodimonte, in particolare sulla reggia che ospita il museo omonimo e che si trova immersa in un parco (o meglio in un bosco) in cima a un’altura che domina la città. Al termine della salita ci godiamo un momento il panorama, prima di addentrarci nelle sale del gigantesco museo. Lasciato alle spalle il brulicare della città, i cortili della reggia borbonica, dominati da imponenti colonne, e le vaste sale in cui sono ospitati dipinti di Tiziano e Raffaello ci sembrano ancora più silenziose e deserte. Vaghiamo per le stanze dell’appartamento reale, ci godiamo il grande salone da ballo tutto per noi, ispezioniamo da vicino la gallerie delle porcellane, rimaniamo incantati di fronte alla Deposizione di Cristo dipinta da Caravaggio. Finché non ci accorgiamo che fuori ormai è buio. È ora di tornare, domani ci aspetta la trasferta a Pompei. E la sveglia sarà implacabile.

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to be continued…

Capodimonte

Il giorno 1 in pillole

Consigli
  • Se arrivate a Napoli in aereo, concedetevi un taxi: la tariffa per il centro è standard (tra i 20 e i 25 euro) e… i tassisti sono simpatici!
  • Informatevi, prima di partire, se avete diritto a riduzioni sui biglietti di ingresso. Quando siamo andati noi, per esempio, gli insegnanti entravano gratis nei siti statali. Il prezzo dei biglietti per i musei è piuttosto alto: se avete intenzione di visitarne molti, il consiglio è fare l’Artecard.

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Cose da non fare
  • Che non vi venga in mente di girare per Napoli in macchina o in motorino: il vostro mezzo di trasporto potrebbe uscirne assai malconcio.
  • Non perdetevi il Gabinetto segreto del Museo Archeologico!

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  • Enzo Chiara

    Che strano l’Hotel! E comunque Napoli resta un mondo a parte, ci hanno detto che sembra di stare in India da quanto traffico eh…ed in quanto a traffico l’India non scherza eh!

    • Sì, la casa in affitto era davvero MOLTO particolare 😀 Da perdercisi!
      Ahah, non abbiamo il confronto con l’India ma ci fidiamo ciecamente di voi per il paragone!

  • Ok per i taxi, però consiglierei di fare attenzione se invece state aspettando l’autobus e i tassisti vi dicono che c’è sciopero: 9 volte su 10 stanno mentendo per accaparrarsi clienti. Testato personalmente.

  • Ci credi che non sono mai stato a Napoli.. 🙂

    http://www.fabionodariphoto.com/wrp/il-giro-del-mondo-in-50-foto/