Nebbia sulle Odle

Category : Alto Adige, Italy

Un ‘santuario della natura’. Le prime tappe del percorso dell’alta via si trovano all’interno del parco naturale Puez-Odle, l’area protetta che racchiude gruppi rocciosi come Odle di Eores, Sass Putia, Sassongher, Puez Vallelunga, massiccio del Cir. Sono le montagne di Reinhold Messner, le Odle, e non è un caso che la via che le attraversa porti il nome di Gunther Messner, il fratello del grande alpinista, morto tragicamente sul Nanga Parbat.

“Sappi che anch’io voglio una via che porta il mio nome, se dovessi precipitare in un dirupo”, annuncio scherzosamente al mio compagno di viaggio.

“Farò il possibile”, è la laconica, serissima e inquietante risposta.

Il nostro viaggio a piedi inizia dalla stazione di Bressanone, che raggiungiamo in treno da Milano (con cambio a Verona). La giornata è piovosa, ma il meteo non scalfisce il nostro stato d’animo: finalmente partiamo per quell’avventura di cui abbiamo tanto sognato e parlato nelle ultime settimane. Siamo convinti di aver stipato tutto ciò di cui avremo bisogno dentro i due ingombranti zaini che ci portiamo appresso: il loro peso non è indifferente, ma noi ci sentiamo sorprendentemente leggeri mentre dal finestrino vediamo il paesaggio cambiare piano piano.

Dolomiti rifugio puez

Rifugio Puez

A camminare, in realtà, iniziamo da Plancios, località che ci appare semi deserta quando vi approdiamo dopo un surreale tragitto in autobus. Durante il quale ci capita di avere un’interessante conversazione con uno dei non troppo numerosi abitanti della suddetta località, nonché il primo abitante delle Dolomiti con cui ci troviamo a interagire. Ossia un loquace signore nato e cresciuto a … Salerno. Ebbene sì. Con cadenza non esattamente montanara prima ci chiede dove siamo diretti e poi, senza quasi attendere la risposta, si mette a raccontare la storia (affascinante, per la verità) delle travagliate vicende che dal mare della Campania lo hanno portato in una casetta solitaria in mezzo alle montagne.

dolomiti rifugio puez 2

Montagne i cui profili, nei primi due giorni di cammino, possiamo solo immaginare, scorgendo di tanto in tanto qualche guglia rocciosa tra nebbie e nuvoloni. Camminiamo immersi nelle nuvole, con gli occhi a terra per non scivolare e non perdere il sentiero, attraversiamo ghiaioni sdrucciolevoli che ci portano a scavalcare strette forcelle (forcella Putia, forcella della Roa) in una nebbia che non può che accrescere il mistero del paesaggio. Tra le rocce bianche spuntano le campanule dei ghiaioni, polverose e opache con il sole, di un  viola intenso e brillante dopo la poggia. In un’atmosfera decisamente gotica e densa di suggestioni, il sentiero ci conduce tra pietre e speroni rocciosi. In lontananza vediamo salire nebbie rarefatte, dalle conche che si aprono tra le cime, come fumi leggeri di pozioni magiche provenienti da calderoni giganteschi. Siamo avvolti dal silenzio di un paesaggio aspro e disabitato e la fantasia si mette in moto.

dolomiti rifugio puez 1

Una leggenda narra che nei prati della poco distante Val di Funes degli strani giganti si divertissero giocando ai birilli mentre le pecore pascolavano. Chissà se tra la nebbia e le nuvole ancora si nascondono i giganti delle Dolomiti, se ancora giocano con le rocce, se cucinano pozioni magiche nelle conche erbose. Il più grande di loro, si racconta, aveva tre teste e sei occhi grandi come le palle dei birilli, che nel buio lampeggiavano come fossero di fuoco. Sembra che sia lui l’Uomo Selvaggio che si trova all’incrocio dei portici di Bressanone.

L'Uomo Selvatico di Bressanone

L’Uomo Selvatico di Bressanone

I rifugi a cui approdiamo all’inizio del nostro viaggio sono il rifugio Genova e il rifugio Puez, entrambi decisamente affollati. Il primo da un folto gruppo di giovani tedeschi esuberanti dalla sorprendente capacità di introdurre birra nello stomaco. Il secondo da una comitiva di chiassosi boyscout toscani con tanto di chitarra, fazzoletto e fornellini da campeggio al seguito. Quando gli stereotipi diventano realtà…

Il terzo giorno finalmente il tempo migliora e, sulla via verso il Passo Gardena, scegliamo di compiere una deviazione dal sentiero canonico per ‘conquistare’ la cima del Sassongher. Tra le stelle alpine e i papaveri dei ghiaioni, raggiungiamo la vetta. Da lì lo sguardo può finalmente spaziare a 360 gradi sulle cime dei massicci Putia, Sella, Sas de la Crus, Pelmo, Marmolada. La salita è stata dura (soprattutto lunga) ma ci siamo conquistati un panorama di prim’ordine. Raggiungiamo quindi , attraverso un lungo e riposante sentiero immerso nel bosco, il Passo Gardena.

passo gardena 1

Passo Gardena

Di qui risaliamo alla volta del rifugio Pisciadù, incrociando la ferrata Tridentina e una folla di turisti attrezzati di  tutto punto per affrontare il celebre sentiero, con caschetti, moschettoni, cordini. Se solo avevamo una mezza idea di tentare la Tridentina, non è la difficoltà del percorso a farci desistere ma… il traffico! È un sentiero che varrebbe la pena percorrere all’alba, pensiamo. E prendiamo nota. Intanto siamo entrati nel gruppo del Sella.

  • Che posti spettacolari. Certo che la via col tuo nome se cadi nel dirupo, detto lassù… io avrei evitato di dirlo, sai com’è! XD

    • ahahah dici che ho rischiato ancora di più dicendolo? l’ho scampata bella allora XD

  • Giorni Rubati

    Che bei ricordi le Odle! Una mitica traversata con tanto di deviazione sul Gran Piz da Cir perché abbiamo cannato il sentiero! Posti splendidi…