Viaggiatori e viandanti all’ombra delle Pale

Category : Alto Adige, Italy

A San Martino, il protettore dei viandanti, era intitolato l’antico ospizio religioso posto sulla strada tra la Val di Primiero e la Val di Fiemme, nell’attuale Trentino orientale. Qui, dove un tempo si fermavano i viaggiatori provenienti dal Passo Rolle, sorge ora San Martino di Castrozza, famosissima località turistica, frequentata dalle buone famiglie viennesi sin dall’Ottocento (è questo il luogo in cui lo scrittore Arthur Schnitzel ambienta la drammatica vicenda de La signorina Else) e tuttora molto apprezzata sia in inverno che in estate. Dall’antico ospizio per viaggiatori prende il nome anche il gruppo delle Pale di San Martino e a noi, che lo attraversiamo con lo zaino in spalla, piace sentirci un po’ come i viandanti di un tempo che percorrevano lentamente e con pazienza quegli stessi sentieri, che negli ospizi religiosi incrociavano per un momento le strade con altri viaggiatori, per poi proseguire ognuno in direzione della propria meta, lasciando dietro sé le parole scambiate con gli altri viandanti.

dolomiti rifugio pradidali

In effetti anche noi incrociamo i nostri cammini con altri cammini, all’ombra delle Pale di San Martino.

“Da dove venite?”, “Dove andate?”: queste sono le domande che ci si rivolge quando, la sera, ci si ritrova seduti allo stesso tavolo del rifugio per la cena. In un’atmosfera da ‘taverna dei destini incrociati’, nient’altro sembra contare più che la risposta a queste due semplici domande. E a queste due esistenziali domande, per una volta, è bello avere pronta una risposta semplice.

“Veniamo dal Mulaz, domani andiamo al passo Cereda”. Al rifugio Pradidali, mentre sentiamo la pioggia ticchettare sui vetri, rispondiamo così ai due ragazzi francesi seduti al nostro tavolo. Loro, uno di Lione l’altro di Marsiglia, raccontano piuttosto entusiasti e loquaci di essere giunti lì, nel cuore delle Dolomiti con il sogno di percorrere quelle vie ferrate che, dicono, non si trovano da nessun’altra parte sulle Alpi. Ci sorridono curiosi, fanno domande, si sforzano di parlare in italiano mentre noi ci sorprendiamo sentendoli canticchiare la canzone di Eros Ramazzotti (un po’ datata per la verità) del disco che il gestore del rifugio mette su durante la serata. E poi ci sono i due fidanzati di Rimini, che dalla piatta Riviera romagnola sono approdati chissà come tra queste cime appuntite, un po’ spaesati per la verità, e spaventati al vedere sopraggiungere grossi nuvoloni dopo il tramonto del sole.

dolomiti pradidali

Ma i viaggiatori più intriganti sono senza dubbio i due russi che fanno il nostro stesso percorso e che incontriamo più volte sul sentiero. Fisico asciutto e occhi azzurrissimi, rappresentano per noi un enigma insolubile. Sono fratelli? Oppure padre e figlio? Un giorno sorprendiamo per la strada uno dei due in mutande, mentre fa il bagno dentro l’acqua di un torrente, ma di solito anche sotto il sole di mezzogiorno indossano pantaloni lunghi e maglia termica. Parlano pochissimo tra loro e. nei rifugi, chiedono gulash alle quattro del pomeriggio e alle otto di sera sorseggiano tè caldo accompagnato da enormi fette di strudel. Chissà cosa li ha portati in questi luoghi, ci chiediamo perplessi osservandoli mentre scrutano le loro cartine seduti in silenzio uno di fronte all’altro.

Perché i pomeriggi, in rifugio, si trascorrono giocando a carte e scrutando le cartine, quelle vere, di carta appunto. Compass, non Google Maps, per intenderci. Cartine fatte di strade che si intrecciano, di cammini da seguire con un dito e da immaginare di percorrere, di itinerari da progettare e riprogettare. Di questo parlano i viaggiatori nelle grandi sale dei rifugi di montagna, aspettando che cali la sera e sia pronta la cena.

dolomiti tramonto

Il massiccio delle Pale è uno dei più belli da attraversare: percorriamo il sentiero delle Farangole, a picco su burroni mozzafiato, scavalchiamo selle, passi e forcelle, tocchiamo i rifugi Rosetta, Pradidali e Treviso, fino ad approdare al passo Cereda, dopo due giorni di traversata. Soprattutto alla mattina presto, dopo i temporali notturni, ci godiamo in silenzio e completa solitudine cieli dai colori inimmaginabili, in cui le cime sembrano galleggiare a mezz’aria tra le nuvole grigie e la nebbia azzurrina.

Procediamo più veloce del previsto e riusciamo ad accorpare due tappe sulla tabella di marcia iniziale: così facendo, oltre a risparmiare sul costo di un pernottamento in rifugio – perché noi in fondo siamo due poveri viandanti squattrinati che a colazione fanno scorta di marmellate e pane elfico (fette biscottate) per non restare senza viveri durante il cammino – speriamo anche di evitare i temporali previsti in arrivo nei giorni a venire. In realtà un bell’acquazzone lo prendiamo in pieno nell’ultimo tratto di strada. Siamo dentro al bosco quando il vento inizia a smuovere violentemente i rami e una pioggia di aghi di pino e pigne comincia a cadere sopra le nostre teste. E poi arrivano gli scrosci d’acqua. Insomma malgrado i k-way giungiamo al rifugio Cereda completamente inzuppati. Noi e gran parte del nostro bagaglio…

Usciti dalle pale di San Martino, ci attendono ora le Vette Feltrine. Le ‘piovose’ Vette Feltrine. Un po’ preoccupati guardiamo il cielo riempirsi di nubi ….

dolomiti temporale

  • la montagna ed il suo fascino 😉